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Dott. Francesco Sessa
Direttore Didattico CIPPS di Salerno, Psicologo-Psicoterapeuta ad orientamento strategico-integrato neuroscientifico. Referente progetti
di ricerca sull'applicazione del modello integrato mente-corpo applicato all'infertilità psicogena, alla misofonia e alle dermatopatie.
Consigliere della Società Scientifica di Psicoterapia Strategica e membro della Società Italiana di Ipnosi.
La Psicoterapia responsiva al cliente nell'approccio strategico-neuroscientificoSono diversi gli elementi che possono incidere sulla creazione di una relazione efficace in terapia, nell'ottica di un approccio responsivo al cliente, approccio che caratterizza la Psicoterapia strategica ad orientamento neuroscientifico.Differenti aspetti all'interno della relazione terapeutica possono ritenersi efficaci e facilitatori di una Psicoterapia responsiva: l'alleanza, l'empatia, la raccolta del feedback del paziente. Numerosi sono gli studi (Norcross, 2010) che hanno affermato quanto sia sostanziale il potere della relazione terapeutica nel determinare l'efficacia del percorso terapeutico indipendentemente dallo specifico tipo di trattamento. La relazione terapeutica spiegherebbe i motivi del miglioramento dei pazienti almeno tanto quanto il metodo utilizzato dal terapeuta durante il percorso. L'approccio strategico ad orientamento neuroscientifico enfatizza la relazione paziente-terapeuta come risorsa essenziale per facilitare il cambiamento in Psicoterapia, cambiamento co-creato proprio da questa relazione, per la quale diventa fondamentale il lavoro di crescita personale che il terapeuta fa durante la propria terapia e l'intero bagaglio delle proprie esperienze. Nella cura della relazione terapeutica, incide come il terapeuta affronta la propria vita personale, quanto e come si prende cura di sé a livello personale e professionale, per esempio attraverso la propria terapia e la supervisione, consapevole che da questi fattori dipende anche con quale tipologia di pazienti potrebbe avere maggiori difficoltà. Come ci insegnava Milton Erickson, il terapeuta dovrebbe abbandonare la fantasia onnipotente di poter essere di aiuto con tutti i propri pazienti (Zeig, 1985, in Cannistrà & Piccirili, 2018). Nell'introdurre l'importanza della relazione in un approccio responsivo al cliente, ritengo fondamentale rinforzare il contributo che Milton Erickson ha dato alla terapia breve e a quella strategica (Secci, 2005), tramite alcuni punti salienti della propria metodologia, quali l'utilizzo di un modello non patologico, la valorizzazione delle risorse della persona, l'utilizzazione di ogni esperienza portata in terapia dal paziente, il suo impegno a rendersi attivo al di fuori delle sedute per produrre nuovi comportamenti orientati al cambiamento, ma soprattutto tre aspetti che sono stati spesso trascurati proprio da J. Haley (Loriedo, 1978), che tanto ha scritto riguardo il lavoro di Erickson. Questi aspetti riguardano l'importanza dell'inconscio creativo, dell'emotività del terapeuta e l'utilizzo del transfert e contro-transfert. È importante precisare che Erickson aveva una visione dell'inconscio diversa da quella psicodinamica, per cui l'inconscio rappresentava, tramite i sogni e gli stati alterati di coscienza, una grande opportunità per il paziente per attingere alle proprie risorse, per risolvere un problema o avere importanti intuizioni. Altro concetto importante è quello dell'emotività del terapeuta, da utilizzare per "energizzare il genio del paziente" (Hill, Sessa, Senese, 2024) e formulare le migliori ipotesi terapeutiche; invece l'utilizzo di concetti quali transfert e controtransfert rimandavano all'importanza che Erickson dava alla relazione, la quale elicitava nel terapeuta vissuti appartenenti ad altre relazioni significative per il paziente e che, se utilizzati in terapia, potevano contribuire al cambiamento anche all'interno della stessa seduta. Di conseguenza, in una Psicoterapia responsiva, ritengo importante la figura del terapeuta nella sua totalità-complessità: spesso, di fronte a difficoltà nella gestione della terapia e della sua efficacia, ci sono difficoltà personali, relative ai vissuti che quel paziente ha potuto stimolare nel terapeuta; inoltre un altro aspetto importante da considerare è relativo a quale fase della propria vita personale e professionale stia attraversando il terapeuta, quanto ha davvero "indossato gli occhiali della persona di fronte" (Secci, 2005) e quanto davvero stia riflettendo sulla propria influenza nel processo terapeutico (Tefner in Von Foerster, 1982). Sono tutti elementi che, insieme alla tecnica, possono incidere sulla positiva risoluzione di un percorso terapeutico e quindi su come e quanto il terapeuta riesca ad essere presente nelle migliori condizioni per quel paziente (Duncan et all., 2000). In quest'ottica rientrano gli insegnamenti di Erickson prima elencati, ma il padre dell'ipnosi moderna ha dato un contributo importante anche sull'importanza di leggere il corpo del paziente. Infatti dal lavoro di Erickson nasce l'attenzione a quei movimenti, apparentemente involontari, i minimal cuse (Erickson, 1967), indicatori di particolari stati di attivazione durante il processo terapeutico e, quindi, facilitatori dei migliori percorsi da seguire in terapia; inoltre Erickson ha insegnato anche come calibrare gli interventi in base ai tempi del paziente, quelli che poi Rossi ha studiato introducendo in terapia l'utilizzo dei ritmi ultradiani (Rossi & Rossi, 2008). Ernest Rossi è stato tra i più importanti allievi di Milton Erickson e, utilizzando le scoperte in ambito neuroscientifico, ha spiegato cosa accadeva durante le terapie del maestro, perché spesso i pazienti facevano qualcosa di importante o dicevano qualcosa di prezioso per lo sblocco della sintomatologia, dopo circa 90-120 minuti. La fascia temporale dei 90-120 minuti rappresentava proprio il ciclo ultradiano attività-riposo di Kleitman (Rossi, 1986), per cui, terminato questo ciclo, attraverso cui funzionano molti processi fisiologici dell'organismo umano, c'è una naturale fase di riposo, che può variare dai 10 ai 20 minuiti, in cui si può sentire e percepire l'organismo stanco. In questo spazio temporale sarebbe fondamentale ascoltare e assecondare le sensazioni, i bisogni trasmessi dal corpo: spesso in questo arco temporale si può sentire il bisogno di riposare, di meditare, di cambiare attività per ricaricarsi e nello stesso tempo raccogliere informazioni importanti che possono provenire dal dialogo mente-corpo; in questi momenti, attraverso sensazioni, immagini, pensieri, ricordi, proiezioni, può essere avviato un personale processo creativo che può aiutare la persona nel trovare soluzioni a specifici problemi e ricordare risorse che non si percepiva più di avere (Rossi & Rossi, 2008). Anche questi aspetti possono diventare importanti nella creazione di una relazione efficace e ancora di più di una Psicoterapia che sia quanto più responsiva al cliente, cioè che risponda alle proprietà emergenti nella relazione terapeutica e alle reali necessità della persona, necessità che possono manifestarsi in quello specifico momento della terapia, e il terapeuta deve essere abile e curioso (Hill, 2018) nel cogliere e o facilitare questi momenti. E un altro aspetto importante rispetto a quanto riportato è che il terapeuta possa viaggiare in sintonia con i tempi del paziente, i tempi in cui è necessario attendere, quelli in cui è determinante intervenire, quelli in cui è prezioso consolidare: come ci insegna Hill (2018), la sintonizzazione e sincronizzazione tra le fasi di attività e riposo tra paziente e terapeuta facilita la co-creazione di una esperienza di cambiamento durante il processo terapeutico. Sempre nell'ottica della creazione di una relazione efficace, nella Psicoterapia ad orientamento neuroscientifico diventa fondamentale osservare all'interno della seduta i processi di azione e contro-reazione che si esplicitano all'interno della relazione paziente-terapeuta; di conseguenza diventa importante l'utilizzo della comunicazione in base agli insegnamenti presenti nella Pragmatica della Comunicazione Umana (Watzlawick et all, 1967), indagare quello che è il sistema percettivo-reattivo del paziente, ovvero come funziona con se stesso, con gli altri, come si svolge il proprio processo decisionale, quali sono le consuete modalità che mette in atto di fronte alle difficoltà, come si muove all'interno del sistema di riferimento (Secci, 2005). Di conseguenza un aspetto importante che incide sulla costruzione di una relazione efficace è se il terapeuta ha colto, dalle parole utilizzate dal paziente, qual è il suo canale sensoriale privilegiato: ognuno di noi "funziona" di più attraverso un canale sensoriale, che sia quello visivo, oppure uditivo, olfattivo, gustativo, in base a quante parole si utilizzano e che rimandano ad uno di questi canali. Questo aspetto è determinante nell'individuazione e anche costruzione della tecnica terapeutica migliore per quel paziente ed è un elemento che rientra in quella che viene definita diagnosi ipnotica (De Benedittis et all., 2008). Un altro elemento metodologico che, nell'approccio strategico neuroscientifico rende la Psicoterapia responsiva, è l'utilizzazione delle eventuali resistenze del paziente, le quali indicano proprio la necessità di modificare strategia, tecnica o procedura utilizzata: il paziente sta indicando che ha bisogno di altro, ci sta suggerendo che la via intrapresa non è quella giusta in quel momento per lui; di conseguenza il terapeuta strategico neuroscientifico ha il dovere di rivedere le ipotesi fatte, gli obiettivi individuati e comunicati al paziente, o anche se gli è sfuggito qualcuno di quei fattori extraterapeutici che sembrano incidere tanto sul successo terapeutico (Lambert, 1992). Per concludere, secondo gli insegnamenti di Erickson, occorre utilizzare in terapia tutto ciò che accade in seduta e che porta il paziente in ogni singolo incontro, nell'ottica di quello che è stato definito l'approccio di utilizzazione e naturalistico di Milton Erickson (Zeig, 1985). Se tutto questo avviene all'interno di una cornice che vede il terapeuta prendersi cura di sé e di conseguenza essere curioso e sensibile all'incontro tra i sui ritmi ultradiani e quelli del paziente, naturalmente si crea una relazione efficace nell'ottica di una Psicoterapia responsiva al cliente (Hill, Sessa, Senese, 2024). Bibliografia
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